R I G O M A G N O . I T [settore storia]
proloco
La Terra di Rigomagno
nel 1676:


Bartolomeo Gherardini, Auditore Generale in Siena.
Visita fatta nell'anno 1676 alle città castella dello Stato della Città di Siena per S.A.S. Cosimo llI dei Medici Granduca VI di Toscana

(trascrizione Edizioni Luì)
La terra di Rigomagno è lontana dalla città di Siena miglia 18, [...]
È situata in un poggio da per tutto scoperto, e che per andarvi vi è da tutte le parti una salita di circa un terzo di miglio. Le strade però di essa corrispondono tutte in piano: gode aria buona e perfetta. Alcuni poggi di eguale altezza ala terra verso Asciano, le Serre, e Monte S: Savino impediscano una bella veduta, che saria verso i detti luoghi, havendola però libera verso Lucignano, Foiano e verso la Valdichiana.
[...]
Nella pubblica piazza vi è la cisterna della Comunità d’acqua di vena stimata buona, et in un fianco della piazza vi è la Pieve. Le abitazioni sono piccole e con poche comodità, eccetto quella de Checconi, e di Cesare Gagnoni, del Tenente Antonio Guerra, di Gio: Francesco Bucci, e degli Eredi di Francesco Fiacchi, che hanno qualche comodità.
Intorno alle mura della terra vi è un commodo passeggio tutto in piano, potendovisi anche dilettare l’occhio con la veduta delle coltivazioni a viti e olivi nelle colline adiacenti.
Vi sono tre porte non manufatte ma piuttosto aperture di muraglie.
È cinta di mura, parte delle quali sono in cattivo stato e quasi da per tutto nelle carbonaie vi sono degli olivi di particolari.
Edifici pubblici – Vi sono gli infrascritti edifici pubblici, cioè il Palazzo di Giustizia, una Loggia, l’Abitazione dello Spedaliere, un altra casa, il granajo dello Spedale, la casa della Scuola, la Casa della Fraternità, la Citerna, la fonte con il lavatoio e abbeveratoio, e la casa dell’osteria.
Benestanti del luogo – I benenstanti di questo luogo sono gli infrascritti
Tenente Antonio Guerra
Cesare Gagnani
Eredi di Francesco Fiacchi
Eredi di Gio. Francesco Bucci
Pietro Paolo Scioricini
Bartolomeo Lori
e nel contado
Giovanni e Fratelli de’ Marsili
Mariano e Pietro Nonni
Girolamo e fratelli di San: Martino.

Questa terra fu infeudata da S: A: nell’anno 1663 e concessa col titolo di Marchesato al quondam Marchese Lottario Ottieri, e con questa occasione smembrata nel criminale dal Capitanato di Sinalunga, e nel Civile e Misto dalla Potesteria di Trequanda ed offiziali di Scrofiano, essendo però non ostante, rimasti a favore delli Iusdicenti di Sinalunga e di Trequanda i salarii, che anco al presente se gli pagano dalla Comunità.

Amministra dunque la giustizia criminale, civile e mista in Rigomagno un Commissario che si elegge dal Marchese. Questi non ha salario alcuno ne’ dal Marchese ne’ dalla Comunità, ma solo gli utili incerti, per li quali si regola con la tariffa generale dello Stato.

Si governa questa terra con i propri statuti scritti in carta pecora approvati per l’ultimo li 14 febbraio 1627.

Tre sono i Priori che rappresentano la Comunità di Rigomagno, l’offizio dei quali è semestrale, con salario di mezzo scudo per ciascuno. Dura il bossolo de’ Priori tre anni e per fare il nuovo si nomina dai Priori un Soggetto per ciascuno, e questi hanno facoltà di fare il nuovo bossolo per detto tempo, includendovi chi più le aggrada. Si conserva il bossolo in casa del Pievano serrato a due chiavi, una delle quali la tiene il capo Priore e l’altra il Camarlengo del Comune. Queste istesse tre persone o Accoppiatori hanno facoltà anco di fare per detto tempo il bossolo de Camarlenghi della Comunità, dei Camarlenghi della Fraternità e de Camerlinghi dello Spedale, faciendosi da essi un solo bossolo per tutti tre i Camerlinghi predetti; mettendosi confusamente insieme i nomi di quei Soggetti, ed estraendosene ogni anno a sorte tre, nel mese di Giugno, et il primo serve per la Comunità, il secondo per la Fraternità, et il terzo per lo Spedale. Ciascuno di questi dura in carica un anno, e quelli della Fraternità e dello Spedale devano rendere conto della loro Amministrazione ogni anno al Magistrato dei Conservatori, fatto prima il Sindacato nel luogo, avanti due Sindaci eletti da’ Priori della Comunità con salario di lire due ciascuno e di scudi quattro al Cancelliere per il rogito. Il Camarlengo della Comunità è obbligato rendere conto ogni sei mesi a detto Magistrato, fatto sempre prima il Sindacato avanti due Sindaci che si eleggano come sopra con l’istesso emolumento tanto per loro che per il Cancelliere, et ha di salario scudi dieci, oltre la solita coltura misuratura de grani.

Li suddetti Accoppiatori fanno anco il bossolo dei Santesi dei luoghi pii, tenendosi parimente confuso nell’istesso bossolo, e nel tempo che si fa la tratta dei Camarlenghi, segue quella dei Santesi, et i primi due tratti sono Santesi della Fraternità e gli altri due dello Spedale, e ciascuno di essi ha per annuo salario lire quattro da detti respettivi luoghi.
Festaiuoli di Santo Stefano – Fanno anco il bossolo de’ Festaioli di S: Stefano (Ricorre ai 25 agosto, giorno che particolarmente nei domini medicei si volle solennizzato a ricordo della battaglia di Marciano del 2 agosto del 1554, per la quale fugate le armi franco-senensi, e resero inutile il valore di Piero Strozzi s’incominciò l’assedio di Siena, che cadde in potere di Cosimo il 17 aprile 1555) festa votiva del pubblico di Rigomagno, che si celebra ogni anno nella Pieve per accatti, estraendosi, tre festaioli, due dei quali vanno ad accattare e l’altro fa da Camarlengo, e paga la spesa della festa, che si celebra nel giorno di S: Stefano Papa e Martire.

Fanno anco il bossolo de’ Salaiuoli, estraendone ogni anno uno, giachè non si vende il provento del Sale.
Questo bossolo dura anco più di tre anni, e fino a che vi è da trarre il tratto doppo havere assicurato con la dovuta sicurtà, va a prendere a Grosseto la quantità di Sale. Si paga dal salaiuolo alla cassa a ragione di soldi 248 il moggio, oltre al solito quattrino delle strade e l’ordinario annuo consumo è dalle trenta alle quaranta staia.

Consiglio pubblico – Non vi è numero preciso dei consiglieri, potendo andare in tutti i consigli un huomo per casa di quelle fameglie, però della terra e corte che siano antiche e originarie del luogo o siano state aggregate o per consiglio o per grazia.

(Maestro di scuola) – Si elegge in questo conseglio il Maestro di Scuola ogni anno con la susseguente approvazione del Magistrato dei Conservatori, et ha il salario dalla Comunità scudi dieci, dalla Fraternità scudi diciassette e dallo spedale, scudi dodici, havendo per obligo celebrare una messa la settimana all’altare dello spedale dedicato a S: Michele Arcangelo nella Chiesa di S: Martino.

Predicatore – Si elegge il Predicatore della Quaresima coll’approvatione de’ Conservatori e con limosina di scudi sedici dalla Compagnia di S: Croce stara tre grano e cinque boccali d’olio e lire cinque di denari per le legna e dalla Fraternità ha l’elemosina scudi tre ed altrettanti dallo Spedale.
Doti per fanciulle – Si eleggano le fanciulle che conseguiscano l’elemosina totale di fiorini cinque per ciascuna dalla Fraternità e Spedale, non vi essendo numero preciso di quante doti devino darsi, costumando darne quante ne sono chieste.

Macello provento – Vi è la bottega del macello, provento della Comunità che si vende a pubblico incanto et il compratore riceve il prezzo delle carni da due Ponitori, che si eleggono ogni anno dalli Priori del semestre di Gennaio.

Pizzicherie – Vi è una bottega di pizzicheria della quale non vi è provento, potendo in questa terra fare tale esercizio chi vuole senza tassa alcuna, è obbligato però ricevere i prezzi dai Ponitori suddetti; avanti l’infeudazione però si davano questi prezzi dal Magistrato della Grascia di Siena, eccettuata però la vaccina che si prezzava da detti ponitori.

Canova provento – Vi è la canova che fa il pane da vendere et è provento della comunità et il canovaro riceve il prezzo e lo scandaglio dalli Ponitori con il Commissario, et avanti l’infeudazione si governava secondo la scala della deputazione dell’Abbondanza di Siena.

Osteria provento – Vi è il provento dell’osteria attenente alla Comunità che si esercita in una casa della Comunità posta fuori della terra nella Strada maestra, che conduce in Valdichiana, e a Fiorenza, et allienata tanto la casa, che il provento a Domenico Palli con peso di mantenerla a sue spese.
[...]

Fiere – Nel di 25 d’Agosto giorno di S: Bartolomeo si fa lontano dalla terra un miglio una fiera, che ha molto concorso et esito di bestiame. Se ne fa altra nell’istesso luogo il secondo giorno di Pasqua, e questa ha poco concorso, non vi sono altri mercati ne fiere, sono sottoposte al pago della gabella del Piè Tondo et anco di tutte le robbe, che si contrattano con questa distinzione, però che per le robe vanno nello stato vecchio corre la gabella, non già per quello che restano nello stato Senese, ma per la gabella del Piè Tondo vi restano tutte sottoposti senza distinzione.

È sottoposta la terra di Rigomagno alla Diocesi di Monsignor Vescovo della città di Arezzo et in essa vi sono le chiese infrascritte.
Chiesa Pievania – Chiesa con il fonte battesimale unica cura di anime per tutta la terra e corte sotto il titolo di San Marcellino e S: Lucia, iuspadronato della comunità di Rigomagno, con obbligo di fare la festa di S: Marcellino, due messe la settimana all’altare dell’Assunta, fare la festa dell’Assunta, oltre al celebrarvi tutte le feste comandate et altri oblighi per diversi. Frutta circa scudi cento in stabili.
Nell’altare dedicato a S. Tommaso di Villa nuova è stata modernamente fondata una offiziatura o Cappellania annovibile dal quondam Francesco Bucci che gli ha lasciato scudi cento di fondo in un campo del quale se ne paga scudi cinque al cappellano amovibile con obbligo di una messa la settimana, e con facoltà agli Eredi di esimersi dal pago di detti scudi cinque quando volessero dare a godere il campo, et a questa affitiatura devono essere sempre preferiti i sacerdoti, se vene sono, della detta famiglia Bucci.
In altro altare vi è S: Antonio di Padova che non ha né entrate né obblighi, essendo stato fabbricato per limosine.
Chiesa di S. Martino – Chiesa, sotto il titolo di San: Martino(1) dove è un benefizio semplice sotto l’istessa invocazione di libera collezione con obbligo al benefiziato di celebrare tre messe per settimana, et in tutte le feste comandate et di fare la festa di S: Martino con sei messe; e frutta circa scudi cento in stabili.
In questa Chiesa vi hanno il loro altare la Fraternità di S: Antonio, e lo Spedale di S: Michele Arcangelo in ciascuno dei quali è obbligato il Maestro di Scuola della comunità celebrare una messa in ciascuna settimana.
Congregazione del Rosario – Vi è la Congregazione del SS. Rosario, nello Altare della quale è obbligato celebrare una messa la settimana il beneficato di S: Martino. Ha d’obbligo questa congregazione più messe, et offizi l’anno per diversi, fare la festa dell’Assunta e del Rosario, et ha di entrata circa scudi quindici da stabili: Tien conto di queste entrate un camarlengo, del numero dei fratelli, e rende conto della sua amministrazione a lo Rettore.
Cappella della Concezione – In questa Chiesa di S: Martino vi è un’altra cappella sotto titolo dell’Immacolata Concezione dotata di un pezzo di terra di circa staia due, e vi è obbligo la festa titolare con quattro messe e nel giorno seguente l’offizio con altre quattro messe, è amovibile e appartiene alla famiglia Guerra.
Chiesa e Compagnia di S. Croce – Chiesa e campagnia ecclesiastica con cappa sotto titolo di S: Croce nella quale vi si celebra da un cappellano amovibile una messa per settimana dandoseli scudi quattro l’anno. Paga al Predicatore scudi sedici, staia tre grano, boccali cinque d’olio e lire 5 per le legna.
Fa l’esposizione delle quaranta ore con spesa di lire settanta. Ha obbligo la festa di S: Croce di Maggio e Settembre, et è solita nella settimana santa spianare staia dodici grano per i poveri. Le di lei entrate dependano dal grano.
Chiesa della Madonna della Piazza – Nella pubblica piazza della terra vi è una Cappelletta della Comunità detta della Madonna della Piazza. ’L ius di farla offitiare è stato con il placeat di S: A: concesso agli Eredi di Ferrando Bucci e loro discendenti maschi in perpetuo, e terminata la loro linea ritorna alla Comunità, con un campo di staia sei, e di presente vi è l’obbligo di una messa la settimana che si celebra da un cappellano amovibile, di detta concessione costa per istrumento rogato Ser Gerolamo Fancelli il di primo Settembre 1674.
Fraternita di S. Antonio – Nella terra di Rigomagno vi è una fraternità luogo pio laicale sotto il titolo di S: Antonio Abbate che si amministra da un Camarlengo e due Santesi rendendo conto il Camarlengo al Magistrato dei Conservatori ogni anno. Questo luogo pio ha più beni parte concessi in perpetuo a grano, altri a denari et alcuni a olio, che ascenderanno annualmente a staja sessantatre di grano, lire sette a denari e boccali tre d’olio. Vi sono inoltre altri campi spezzati che si vendono ogni tre anni all’incanto che rendono a ragione di staio 93 l’anno: all’incontro ha le appresso spese. A ciascuna fanciulla che chiede l’elemosina per maritarsi di lire 20; si eleggano queste dal Conseglio e si approvano dai Conservatori. Al maestro di scuola lire 119. con peso di celebrare una messa la settimana all’altare della fraternità nella Chiesa di S: Martino; da per salario al Camarlengo lire otto e simil somma ai Santesi. Nella festa di S: Antonio lire due, soldi dieci per offerta di cera al cappellano e fa la festa del Santo con spesa di lire 42; si spianano per detta festa stara dodici grano a poveri e stara tre per il pasto. Paga per il Sindacato del Camarlengo lire otto e per spedizioni e viaggi lire venti.

Spedale di S. Michele – Vi è anco uno spedale sotto titolo di S: Michele Arcangelo, luogo pio laicale sottoposto al Magistrato de’ Conservatori. L’entrate di cui si maneggiano da un Camarlengo e due Santesi et il Camarlingo rende conto ogni anno ai Conservatori. Ha le seguenti annue spese; A ciascuna fanciulla per maritarsi lire venti. Si solennizza la festa di S: Michele con spesa di lire quaranta, celebrandosi ad un altare che lo spedale ha nella Chiesa di S: Martino. Si spianano staia dodici grano per i poveri e staia sei fave per i medesimi. Si pagano lire 54 al maestro di Scuola con peso di celebrare nel detto Altare una messa per settimana e la spesa dei salarii, sindacati, viaggi e spedizioni ascenderà a lire 44 l’anno. Celebra la festa di S: Andrea Apostolo con spesa di lire otto. L’entrata di questo Spedale proveniente da beni suoi parte concessi a linea e parte affittati ascenderà annualmente a stara centoventisette di grano.

Nella terra di Rigomagno vi sono al presente ottantatre fuochi, che fanno anime ducento ottantaquattro, delle quali sono maschi n°. 143 e da Comunione n°. 203. Nella corte ci sono fuochi n°. 57 che fanno anime 289 delle quali sono maschi n°. 162 femmine n°. 127 e che si comunicano n°. 208 fra quali ci sono sei soldati equestri, sotto la Compagnia di Montalcino, quarto e rassegna di Sinalonga e pedestri sessanta sotto la banda e rassegna di Lucignano (Quarto e rassegna, bando e rassegna; noti il lettore le denominazioni militari del secolo XVII).

Quarantotto sono i poderi di questa corte tre dei quali sono posseduti da P.P. di S: Agostino di Siena, uno il Canonico Martini, uno da Francesco Piccolomini, tre dagli Eredi di Ascanio Santi, due dal Bali, uno da Carlo Checconi, uno da Claudio Checconi, due la Pieve del luogo, uno la Chiesa di San: Martino, tre il Canonico Bucci, tre gli Eredi di Ferdinando Bucci, uno da Bartolomeo Lori, quattro gli Eredi di Francesco Bacchi, una da Pietro Pavolo Fiacchi, uno da Cesare Gagnoni, uno da Gio: Bucci, uno da Prete Giò: Guerri, uno da Verginia Vanni, altro da Francesco Gori, tre da Bernardino Caprioli, uno dagli Eredi di Bartolomeo Marsili, altro da Lorenzo Sacchi, altro da Francesco Pei, altri dagli eredi di Pietro di Martino, uno da Jacomo Gagnoni, uno dagli Eredi di Bartolomeo Pelli, uno dagli Eredi di Salustio Graziani, altro dagli Eredi di Francesco Burroni altro dagli Eredi di Francesco Micheli, altro da Domenico Tavisioli, altro dal Cav: Pieri, et altro da Domenico di Pietro.

Molini della Corte – Vi sono inoltre due mulini, uno dei quali è della Comunità, che si affitta di tre in tre anni a tutte spese del Conduttore, e ne paga moggia cinque e staia 16 grano l’anno; l’altro è di più particolari, et ambedue prendono l’acqua dalla Foenna, che li mantiene macinanti per servizio della terra e corte, ma in tempo estivo non basta e li conviene andare a quelli di Rapolano.

Sementa e raccolta della corte – Si seminerà un anno per l’altro nella corte di Rigomagno, moggia 42 e se ne ricorrà moggia 190, vino some 1200, olio staia 160; Il vino non solo è sufficiente ma ne avanza, e se ne vende fuori e per questo capo entra qualche denaro nella terra: l’olio parimente basta, ma il grano a fatica supplisce.

Bestiame della Corte – Si trova nella Corte l’infrascritto bestiame.
Bestiame minuto n°.142
Bestiame grosso n°.120
Bestiame da soma n°.136
Bestiame porcino n°.147
0liviere – Vi sono tre oliviere, una del Tenente Guerri, altra di Jacomo Gagnani, e altra del Pievano e degli Eredi di Domenico Bucci.

Sono in questa corte l’infrascritte Chiese cioè:
Chiesa di S. Marcellino
Chiesa di S. Biagio
Chiesa di S. Bartolomeo
Chiesa della Madonna dell’Osteria
Chiesa della Madonna delle Grazie

Entrate della Comunità
Molino che rende grano moggia cinque e staja sedici.
Perpetue a grano moggia due e staia sei.
Tasse dei poderi lire quarantadue sol: 18.4.
Perpetue a denari lire sei.
Bandita e fide della medesima, vendute per lire sette.
Gabella e tassa dei bestiami venduti per lire quindici.
Macello venduto per lire quarantacinque.
Canova venduta per lire una.
Canone dell’osteria data a linea lire trenta.
Terratici che in quest’anno sono importati stara otto.
Queste entrate in anni dieci sono ascese a lire millecentosessantacinque ed a grano moggia ottantatre, che sono a ragione di lire 111.10.- e moggia otto e staja 7 l’anno.
Ha da risquotere la Comunità per lire millecentosessantacinque, di denari, e grano staia duecentoventotto, et all’incontro tien debito con la cassa di Riccherna lire 2455.8.10 con i Conservatori lire 672.- e coll’Opera di Siena lire 160.13.4
Uscita della Comunità – L’uscita della Comunità di Rigomagno è la seguente:
All’Opera di Siena L. 21 — —
Alla Mensa d’Arezzo ” 42 — —
Alla Biccherna ” 195 14 —
Per feste ed Offerte ” 40 — —
Per staia tre grano a poveri. ” 9 — —
Al Capitano di Giustizia di Sinalonga ” 80 — —
Al Potestà di Torrita ” 28 — —
Al Potestà di Trequanda ” 80 — —
Al Maestro di Scuola ” 70 — —
Al Messo del Comune ” 60 — —
A Priori ” 21 — —
Al Camarlengo ” 16 — —
Ai Conservatori ” 171 8 —
Per il Sindacato del Camarlengo ” 16 — —
Per libri, carta e cera ” 4 — —
Per olio per la lampada ” 2 — —
Per coltura e misuratura ” 16 — —
Per revisioni e Viaggi. ” 40 — —

[...]