R I G O M A G N O . I T [settore storia]
proloco
note storiche da:
Giovanni Antonio Pecci,
Memorie storiche, politiche, civili e naturali delle Città Terre e Castella che sono e sono state suddite della città di Siena,
Siena 1740/1758 ms

(trascrizione Edizioni Luì)

Giovanni Antonio Pecci, nacque nel 1693 in una ricca famiglia senese appartenente al Monte dei Nove

tra i suoi molti ed importanti lavori, oltre alle già citate memorie storiche, si segnala la catalogazione degli stemmi dei borghi e castelli dello Stato senese; "Sposizione de colori delle arme delle Città Terre e Castella dell'antico e moderno Stato di Siena"
Pecci: Rigomagno
La Balzana
stemma della
Repubblica di Siena
Stemma dell'imperatore Carlo V
Carlo V
Stemma dei Medici
Lippo Vanni
La Battaglia di Valdichiana 1363 (particolare),
Siena, Palazzo pubblico, Sala del Mappamondo, Siena
La porta con ponte elevatoio del castello di Rigomagno
Lippo Vanni
La Battaglia di Valdichiana 1363 (particolare),
Siena, Palazzo pubblico, Sala del Mappamondo, Siena
In un piano sopra d’un Poggio, da pertutto scoverto, restano situate le Strade della Terra di Rigomagno, l’accesso però alla Terra, è faticoso, e ripido, perché più d’un terzo di miglio si saglie per arrivarci, ma giunti nel luogo, dalla parte di Valdichiana gli s’apre libera veduta in molta distanza, con tutto, che da altre parti abbia Poggi d’eguale altezza, e questi per la parte d’Asciano gl’impediscono non poco in lontananza la scoverta.
La sua distanza da Siena è di miglia 18., sette da Torrita, sei da Asciano, cinque da Armajuolo, e Fojano, quattro da Asinalonga, e Rapolano, tre dalle Serre, Scrofiano, e Poggio S. Cecilia, e due da Lucignano, e Farnetella.
È circondata di mura, ma in cattivissimo stato, e formano queste tre Porte, che piuttosto compariscono aperture, che fatte dall’arte, e circondano esse mura le abitazioni, ma così piccole, e anguste, che paiono piuttosto capanne, che Case, e le strade irregolari, anguste, e piuttosto formate dal caso, che da ordine regolato, bene è vero, che attorno alla Terra vi resta un commodo passaggio tutto piano, e che diverte l’occhio con la veduta delle coltivazioni a Viti, e Olivi nelle Colline adiacenti.
Nella publica Piazza vi è una Cisterna della Comunità d’acqua di vena, giudicata salubre, e per fianco a essa Piazza la Pieve.
L’aria è perfetta, e il dialetto degl’Abitatori dilettevole, perché con ragione scrisse un Autore de tempi nostri Rigomagnenses dulces eloquio (...)
Era già questa Terra sottoposta nel Criminale al Capitano di Giustizia di Asinalonga, e il civile, e misto l’esercitava il Podestà di Trequanda, per mezzo dell’Officiale di Scrofiano, ma nel 1623. fù concessa in feudo, con titolo di Marchesato al Marchese Lottanio Ottieri in contraccambio di Castellottieri, ma rimangono tuttavia i Salari agli Giusdicenti d’Asinalonga, e Trequanda, che gli paga questa Comunità.
Vi tiene dunque il Marchese un Vicario, ma senza Salario, e co’ soli incerti, ed è obligato questi ogni due anni, in vigore della moderna legge del 1750. presentarsi il dì otto del mese di Maggio, al Sindacato avanti l’Imperial consulta di Siena.
Tre sono i Priori della Comunità, con officio semestrale, tratti da un Bossolo, che dura tre anni, e formato per mezzo di tre deputati eletti da Priori che terminano, e in simil forma procedono all’elezione de Camarlenghi, ma questo officio continua per lo spazio d’un anno.
I sopra riferiti tre deputati formano ancora i Bossoli de Camarlenghi della Fraternita, e dello Spedale, i Santeri de luoghi, più i Festajuoli, di S. Stefano Papa, che è festa votiva, e solenne di questa Terra.
Non vi è numero preciso di Consiglieri, potendo intervenire in Consiglio un uomo per casa, e questo Consiglio elegge, coll’approvazion de Conservadori, il Maestro della Squola, che è obligato ciascuna settimana celebrare nell’Altare di S. Michele dello Spedale, e presceglie ancora le fanciulle, che devono avere la dote di Fiorini cinque, per ciascuna dalla Fraternita, e dallo Spedale, delle quali non vi è numero determinato.
Il giorno di S. Bartolomeo, che, nella Diocesi d’Arezzo, se ne fa festa il 25. di Agosto, un miglio distante dalla Terra, si fà la Fiera con molto concorso, siccome nell’istesso luogo allora se ne fà il secondo giorno di Pasqua, ma né l’una, né l’altra è Fiera libera, per quelle robe, e Mercanzie, che vanno nello Stato Fiorentino.

È sottoposta questa Terra, nello Spirituale, alla Diocesi, e Vescovo d’Arezzo, e vi sono le Chiese infrascritte.
La Pieve con Fonte Battesimale, unica Cura d’Anime, sotto titolo di SS. Marcellino, e Lucia, Padronato della Comunità.
Chiesa di S. Martino, con un beneficio semplice di libera collazione. In questa Chiesa vi hanno i loro Altari la Confraternita di S. Antonio, e lo Spedale di S. Michele, e vi è la Congregazione del Rosario.
L’Oratorio di S. Croce offiziato da Compagnia Ecclesiastica, con Cappa.
Nella publica Piazza vi è una Cappelletta della Comunità, addimandata la Madonna della Piazza.
Vi è ancora la Fraternita Laicale sotto il titolo di S. Antonio Abate, che si deve amministrare da un Camarlengo, e due Santeri, rendendo conto a Conservadori. Questa Fraternita possiede più stabili, e coll’entrate d’essi si dotano alcune Fanciulle, si contribusce al Maestro ella Squola, si dà un bene onorario al Camarlengo, e a Santeri, si fanno ogni anno due Feste, e si spianano dodici Staja di Granoi per i Poveri.
Esiste ancora in Rigo Magno uno Spedale sotto titolo di S. Michele Arcangelo, luogo pio e laicale sottoposto a Conservadori, l’entrate del quale si amministrano da un Camarlengo, e due Santeri. Coll’entrate ancora di questo Spedale si dotano Fanciulle, si solennizza la Festa di S. Michele, si spianano dodici staja di Grano, per i Poveri, e sei altri staja di Terra per il medesimo effetto, si contribuisce al Maestro della Squola, e altre opere pie, e profittevoli a questa Terra.

Nell’anno 1676. non comprendeva questa Terra più che Fuochi 83. e Anime 284., e nella Corte Fuochi 57., e anime 289. Erano nella Corte Poderi 48., due Molini, che uno di questi è della Comunità, tre Oliviere, e l’appresso Chiese.
L’Oratorio de SS. Marcellino, e Lucia, annesso alla Pieve, che era anticamente Chiesa propria della Pieve.
L’Oratorio di S. Biagio de Monaci Olivetani di Chiusure, dove si fà la Festa di detto Santo e la celebra il Curato di Modanella.
Chiesa, con Convento soppresso de Padri Agostiniani, di Siena, sotto il titolo di S. Bartolomeo.
Oratorio detto della Madonna dell’Osteria, annesso alla Compagnia.
E l’Oratorio della Madonna delle Grazie, dove è un beneficio semplice fondato da Gio: Benedetto Boninsegni, che ne lasciò il Padronato a Bartolomeo Gori.
La Corte di questa Terra confina con quella di Lucignano, col Marchesato di Calcione degli Stufi, colle Corti delle Serre, e Farnetella, e co’ Comunelli di Modanella, e di S. Gimignanello.
Passano per questa Corte i Fiumi della Foenna, e delle Vertighe.
Delle tre parti vene saranno due boschive, e una coltivata, e questa è posta parte in costa, e parte in piano di buona qualità, che produce tutto. I luoghi boschivi parte sono della Comunità, e parte de particolari, ma i più della Comunità, che vi possiede ancora una Bandita.

Quanto antica sia questa Terra, da chi fondata, e da qual Signore posseduta non è così facile poterlo dedurre, perché io non potuto vedere documento, che me lo dimostri, né autore che me lo descriva, hò però veduto uno Strumento del 1218., da esso deduco l’etimologia, e comprendo, che Rigo Magno deriva da Ricco Magno, e che facilmente questo nome sia di taluno de Conti Cacciaconti SS.ri dell’Ascialenga, e d’altre numerose Terre della Valdichiana. Bene è vero però, che dallo Strumento dedotto si considera, che nel 1218. non era sottoposta ad alcuno, e che sia vero, in esso leggesi, Iacolus Consul Ricchi Magni, per se stesso, e la Comunità del di lui Castello unitamente col Tommasso di lui Fidejussore, si dichiararono debitori a Riccobaldo di Brunese(?) che stipulò per l’Università di Siena, e per quattro di lui compagni, di lire 76. soldi dieci per il dazio di detto Castello, quel denaro promessero pagare per la futura Festa di S. Maria d’Agosto. Lo Strumento fù stipulato in luogo chiamato Ilce, e rogato da Palmieri Notajo.
Possedeva certamente la metà di questo Castello nel 1254. Ranieri del già Guidone Medico di Tintinnano, perché trattandosi dalla Republica di comprarla, il General Consiglio ne rimesse tutto l’affare ne Priori de SS.ri 24. Governatori, e in sei Uomini prudenti, eletti a questo effetto.
Il risultato del sopra riferito Strumento non mi è noto, ma molto bene comprendo, che la Republica di Siena nel 1266. era in possesso di questo Castello, perché tra quelle Terra, e Castella, che il General Consiglio considerò capaci d’avere la residenza del Podestà, una di esse fù Rigo Magno.

Esercitava ancora in Rigo magno negl’anni 1268. i diritti Imperiali il Re Carlo di Sicilia, come Vicario Generale in Toscana per l’Imperio Romano il quale attesi i buoni portamenti presso la S. Sede, e la Maestà Sua, e per essere stato fuoruscito a favore di parte Guelfa, con suo Privilegio spedito a Trani l’anno IV. del di lui Regno, e il dì otto Dicembre dell’anno 1268., concedé in Feudo a Jacomo di Giovanni Gallerani Cittadino Sanese, non solamente il presente Castello di Rigo Magno, ma il Castello ancora di Carmignano, e il Borgo d’Asciano, con tutte le loro Corti [...]

Diminuita nel 1278. la potenza del Re Carlo di Napoli, e privato dal Pontefice Niccolò III. del Vicariato Imperiale in Italia, come è noto per le Storie di quei tempi, i Ghibellini, che fino a quel tempo erano restati depressi, riprincipiarono a pigliar fiato, e cominciarono, colle scorrerie, a inquietare il Dominio Sanese, per riparare per tanto dalla parte di Valdichiana alle minacce, che Tacco, e Ghino della Fratta [...]
Il dì nove di Agosto per deliberazione, del General Consiglio fù comandato alla Comunità di Rigo Magno, e alle altre circonvicine, che non ricevessero in conto almeno i ribelli.
Seguirono nel 1279. i medesimi sospetti, laonde il Senato determinò il dì 11. Ottobre che Chiaramonese, e Accattapane, colle loro Masnade dimorassero continuamente in Rigo Magno, e perché si avea sospetto, che alcuni di que Terrieri segretamente se l’intendessero co’ ribelli, volle per tanto il medesimo Senato, che ne ponessero qualche aggravio, e che fossero le milizie trattate e sparate da Terrieri stessi.
Non andarono a vuoto i sospetti de Governatori della Republica di partito Guelfo, perché, se si era negli anni antecedenti riparato alla partita di Rigo Magno nel 1281. si rese vana ogni cartella, e quella Terra si perdé.
Fra molti Ghibellini Fuorusciti, forse uno de più potenti, e de capi era Niccolò Buonsignori, e costui, dopo essere entrato in Siena con truppe per variare il reggimento da Guelfo a Ghibellino, gli era convenuto fuggirsene, per non restarvi ucciso, ma ricoveratosi in Rocca Strada, e ivi ricevuto, accarezzato, e fomentato dal Conte di S. Fiora concorsero a esso molti Ghibellini di Maremma, e tutti assieme, stimolati dall’odio antico, e dall’ira moderna, cominciarono a consigliarsi, di far guerra a coloro, che governavano le Republiche, per lo che assoldarono di nuovo 300. cavalli, e riordinate, e rimesse in punto le truppe, divisero le milizie loro in due parti, una di queste, sotto Ranieri Belmonti mandarono a occupare Rigo Magno [...]

Alla ricuperazione di Rigomagno né seguì nel mese di Gennajo la morte naturale di Neri da Sticciano, e allora il Senato mandò a sfasciare di nuovo la Terra di Montefollonico, Sant’Angelo in Colle, e Monticiano, perché colla perdita di quel Capitano, erano sbandate le truppe, e i Ghibellini tutti dispersi.
Determinò ancora il dì 6. Settembre 1281. il Senato di distruggere la Terra di Rigomagno, ma quell’Abitatori, a tal decreto, ricorsero supplichevoli, asserendo essere, e essere stati sempre fedeli Vassalli, ma andarono a vuoto le loro preghiere, e le loro umiliazioni, perché rispose il Senato essere stata già conferita autorità al podestà per distruggere il Castello loro, e così finire di dissipare i ribelli, ma seguita che fosse stata una tal distruzione, allora si sarebbe considerato ciò che fosse più vantaggioso alla Republica. Fù distrutto dunque l’antico Castello di Rigomagno nel 1282., ma perché, tra quegli abitatori ve n’erano stati alcuni favorevoli alla Republica, per ricetto di questi, immediato fù dato ordine alla nuova costruzione d’altro Castello nel Monte chiamato Oliveto, ma per allora non si era proseguito più oltre.
Conservarono ancora nel 1291. i SS.ri Cacciaconti le loro ragioni nella Terra di Rigomagno, se non nel Dominio di(?), almeno nel Dominio utile, e che sia vero molto bene ce lo dimostra uno Strumento di divisine, che fecero il 29. d’Aprile di detto anno Fazio, e Cacciaconte del già M. Ranuccio Cacciaconti per il quale consegnarono per parte a Simeone loro Fratello due parti del loro Castello di Montisi, col Palazzo, Poderi, Case, Vigne, e Terra, che vi possedevano, e per essi ritennero altri Beni, e Dominii, tra quali la terza parte del castello di Rigomagno, e si rogò di questo Stumento Ranuccio di Giovanni Grasso Notajo.
Con tutto che la distruzione del Castello di Rigomagno nel 1281. fosse stato determinato fabbricarsene altro in luogo diverso, non per questo, non per questo si era mai data esecuzione, ma ritornando quegli Uomini a supplicare, Coniglio Generale il dì 3. di Dicembre dell’anno 1291. accordò licenza che si publicasse nel Poggio di Monte Oliveto, e perché potessero meglio quegli Uomini corrispondere alle gravi spese d’una tal costruzione, furono esentati dal pagare i dazii per anni cinque. Fù dunque questo Castello rifabbricato dove al presente si vede, ma obligo ne deve però a Fra Dionisio dell’Ordine de Predicatori, religioso e assai riputato, per Dottrina e Santità, che cotanto, a favore della di lui Patria, seppe adeguarsi, per ottenere l’intento, come seguì.
Gravissimi disastri soffrì il Castello di Rigomagno appena, rifabbicato, percioché, dopo avere ottenuto i ribelli Sanesi seicento fanti, e quttrocento cavalli da Fiorentini, (Giovanni Villani nega questo ajuto, e vuole, che il Vescovo d’Arezzo, e alcuni Fiorentini in privato procacciassero loro tali ajuti, tutti i Cronisti Sanesi tutti unitamente l’affermano.) M. Deo di Guccio Guelfo Tolomei, che vi era capo, ffingendo nel 1332. volere entrare nel Dominio di Siena, assalì all’improvviso Città di Castello e quindi, dopo aver trascorso nel Patrimonio, occupò Valentano. Il Legato Apostolico di quella Provincia si portò in Siena, e confederatosi colla Republica, ottenne da essa contro Deo 350. cavalli, e con queste forze andò per assalire il nemico, ma pienamente annnusato dalle spie, saccheggiò Valentano, e uscì dal Patrimonio. Congregati dipoi molti soldati, parte de seguaci suoi, e parte de Tolomei medesimi, entrò nel contado di Siena[...]

Riposarono in pace gl’abitatori di Rigomagno fino agl’anni 1389., ma in quel tempo, mentre correva ostinatissima guerra tra Sanesi, e Fiorentini, scrive Domenico Aldobrandini

= Trattato haveano e Fiorentini in Rugomagno, sapendosi in Siena, si mosse Paolo Savelli a 24. Dagosto colle nostre genti, e grignando sappiccaro co nimici, e fero crudelissima battaglia, e nel fine e Sanesi ruppero e Fiorentini, e menarne al capitano colla Bandiera, e 125. prigioni, e furo tutti apprresentati a Signori, e vi rimase 25. morti, e si fece grandissima festa.=

Un fatto simile al sopra descritto accadde nel 1479. mentre vegliava la tregua tra Fiorentini, e la Confederazione de Sanesi col Pontefice Sisto IV., e il Re Ferrante di Napoli, ma scovertosi il trattato, vi andò da Siena l’esercito, e arrestato il traditore, fù in Siena dipoi fatto decapitare.
Ottenne questa Terra per deliberazione alla Balia del 24. Dicembre 1519. un distintissimo Privilegio, che fù appunto di potere due volte la settimana fare nel luogo il Mercato, grazia, che mai altra volta si legge concessa ad altra Terra.
Travagliava l’anno 1554. lo Stato Sanese l’Armata Imperiale, guidata da Don Pietro di Toledo Vice Re di Napoli, da Don Garzia di lui Figliuolo, e da Ascanio della Cornia, percioché entrata per la Valdichiana, senza fatica, occupò l’abondante Terra di Lucignano, Asinalonga, Torrita, e la maldifesa Terra del Monte Follonico, quando i Soldati Francesi, che guardorono Rigo Magno, riconoscendo non esser neppure quella Fortezza capace di difesa, la lasciarono vacua, e allora al dì 14. di Febrajo dell’anno 1552. dell’Incarnazione gl’Imperiali vi entrarono. Ma peggio gl’intervenne dipoi, perché non volendo diminuire le forze dell’esercito col tenerla presidiata, la donarono al Duca Cosimo de Medici, e esso la fece sfasciare di mura.
Seguita dipoi nel Mese di giugno dell’anno 1553. la potenza dell’esercito Imperiale per potersi a disperdere il Regno di Napoli, invaso dall’Armata Ottomana, Lucignano fù dal Duca Cosimo restituito, e Rigo Magno ritornò sotto il Dominio Sanese, ma poco continuò, perché nell’anno futuro, mentre l’esercito dell’Imperador Carlo V., e del Duca Cosimo de Medici, comandato dal Marchese Jacomo da Marignano Stringeva la città di Siena con strettissimo assedio, un distaccamento d’esso portatosi in Valdichiana a predare, il dì 8. di Giugno 1554. precorsero in Siena le nuove, che, oltre all’altre Terre occupate in quella Provincia si era perduto Rigomagno, e così si mantenne fino a tanto che fù infeudata Siena con tutto il di lei Stato al Duca di Firenze nel 1557. e d’allora in qua hà obbedito sempre questa Terra a Gran Duchi di Toscana, ma sempre povera, e incolta, a segno tale, che da essa non ne sono usciti uomini illustri, e rinomati da poterla render cognita, se non volessimo considerare alcuni Frati, che ottennero nella loro Religione alcuni gradi, ed altro, che mai in concetto di qualche bontà, che sarebbero appunto.
Il Ven. Fra Dionisio Domenicano morto con nora(?) di vita esemplare nel terminare del Secolo XIII.
Il P.re Maestro Fra Dionisio Gori Agostiniano, quale, dopo essere stato dichiarato Maestro in Teologia, fù eletto Priore di Pisa, due volte di Siena, e dipoi Provinciale di Toscana, dal qual grado chiamato a Roma dal General Serani, fù dichiarato Segretario Generale di tutto l’Ordine, ma dopo anche quella Carica esercitata per anni cinque quando che si potea sperare, che potesse passare a maggior onori, fù dalla morte prevenuto.
E il P.re Maestro Fra Marcellino Romanelli, anch’esso Agostiniano, fù riputato Dotto, atto a qualunque governo, che però fù Priore di S. Agostino di Roma, due volte Vicario Generale della Congregazione di Lecceto, e governò ancora la Congregazione di S. Giovanni a Carbonaja in Napoli, in qualità di Vicario Generale.