R I G O M A G N O . I T [settore storia]
proloco
Rigomagno nell’affresco della battaglia di Valdichiana del 1363
(Lippo Vanni, Siena Palazzo pubblico, Sala del Mappamondo)
FRAMMENTI DI STORIA
Rigomagno, pianta
La struttura urbana di Rigomagno, geometrica, molto regolare e razionale; e la sua felice ubicazione sulla sommità di una dolce colline, sono il frutto di una clamorosa ingiustizia di Stato.
La storia risale alla seconda metà del Duecento.
La Repubblica di Siena era interessata - al pari di quasi tutti gli altri paesi europei - dalle annose dispute tra Guelfi e Ghibellini per il governo dello Stato.
Nel 1281 i Guelfi erano al potere ed i Ghibellini (almeno quelli più importanti) in condizioni di spiacevole esilio presso le corti di Signorotti amici.
All’inizio dell’estate Nicolò Buonsignori, capo indiscusso dei Ghibellini senesi, coadiuvato da un manipolo di cavalieri, gettò lo scompiglio per alcune ore dentro le mura della stessa Siena. L’episodio non sarebbe degno di nota se non fosse per il fatto che i successivi sviluppi interessarono direttamente proprio Rigomagno.
Costretto alla fuga il Buonsignori si rifugiò rattamente presso l’amico conte di Santa Fiora, ma qualcosa lo deve aver turbato: anziché restare a corte per un giusto periodo di riposo, come aveva sempre fatto al termine delle altre incursioni, questa volta decise di continuare la partita con Siena.
E così fu.
Lui rimase a Santa Fiora sotto la protezione del potente conte a meditare nuove imprese, mentre i suoi uomini furono inviati a scorrazzare per il contado senese.
Un nutrito gruppo di questi cavalieri, comandati dal fido Neri di Belmonte, occupò, dopo un breve ma sanguinoso assedio (così si usava dire), il castello di Rigomagno.
Siena inviò prontamente le truppe del "Terzo di San Martino" a riprendere il prezioso castello di confine. La battaglia si sviluppò cruenta per sei giorni ed ebbe termine con la piena vittoria delle truppe senesi che catturarono tutti i rivoltosi compreso il loro condottiero Neri di Belmonte che decapitarono pochi minuti dopo.
Le notizie storiche non riportano se, a questo punto, ci furono delle incomprensioni tra il popolo di Rigomagno e le truppe cittadine, o se il rapporto del comandante senese fu male trascritto o male interpretato; fatto sta che il Senato della Repubblica considerò il popolo di Rigomagno traditore e, pochi giorni dopo, ordinò che si abbattessero le mura e tutte le case del castello.
L’ordine fu eseguito immediatamente e portato a termine in men che non si dica, anche perché di mura e case da abbattere non ne erano rimaste molte.
Si fecero subito i ricorsi di legge e si presentarono le suppliche del caso per la ricostruzione. I Rigomagnesi non ci stavano ad essere bollati come traditori della patria. Oltre tutto ci avevano rimesso le case e molti degli uomini migliori.
Uno degli artefici della riabilitazione del paese fu Fra’ Dionisio da Rigomagno che si batté con tutti i mezzi e che difese l’onore della sua patria, illustrando il fatto al Senato della Repubblica nel consiglio del 3 dicembre 1291.
Fra’ Dionisio ne uscì vincitore e con il decreto di ricostruzione in mano.
Il Senato accordò la licenza di ricostruzione con decoro, ad alcune centinaia di metri dal vecchio abitato, sul poggio conosciuto come Monte Oliveto.
Fu così costruito un borgo fortificato, su un progetto completamente nuovo. Non vincolati da esigenze di riadattamento architettonico, né da limitazioni ambientali, dato che il terreno scelto era quasi pianeggiante e libero da ostacoli naturali, i progettisti si trovarono a lavorare in condizioni ideali.
In effetti, pur nella sua semplicità, il borgo di Rigomagno presenta una bella struttura urbana.
Una struttura che è rimasta praticamente la stessa, della fine del Duecento. Mancano soltanto alcuni tratti di mura a causa della guerra contro gli imperiali di Carlo V. I fatti, non particolarmente gloriosi, furono i seguenti:
Era l’anno 1552, i Francesi, alleati di Siena contro gli Imperiali alleati di Firenze, dovevano presidiare con una guarnigione Rigomagno, ma non sentendosi abbastanza forti lo abbandonarono.
Il castello fu così occupato dalle truppe spagnole che lo donarono ai Medici. Ma i Fiorentini, ritenendo di non poterlo tenere con sicurezza, pensarono che la cosa migliore fosse quella di abbattere parte delle mura e di abbandonarlo.
Poco dopo i senesi ne ripresero il controllo, ma ormai la guerra impari contro l’Impero stava volgendo al termine e, da quel momento, poche altre cose cambiarono nell’urbanistica di Rigomagno, se si fa eccezione per l’imponente piezometro costruito negli anni trenta proprio nel suo centro.