ridens COLLE DEGLI ULIVI 2009 - CONCORSO NAZIONALE DELL'UMORISMO "RIGOMAGNO RIDENS"


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4° CONCORSO NAZIONALE UMORISTICO

Tema: IL MAIALE CONTRO LA CRISI ECONOMICA " SEZIONE RACCONTI BREVI

La giuria del concorso rigomagno ridens - sezione testi
composta da : Fusi Marco - presidente giuria
Radaelli Adriano - giurato
Pugno Marco - giurato
Fedeli Daniele

ha decretato la seguente classifica :

primo classificato con 31 punti : ODE AL MAIALE di Siro Mantovani

secondo class. con 30 punti e mezzo : PORCO CANE di Cristina Gallina

terzo class. ex-aequo con 29 punti : LA RISCOSSA DEL MAIALE di Fulvio Capostagno

terzo class. ex-aequo con 29 punti : RIGOMAGNONE di Tiziano Riverso

 

seguono con 28 punti : IL MAIALE CONTRO LA CRISI ECONOMICA di Walter Basso

28 punti : TUTTI I MAIALI, ESCLUSI I PRESENTI dI Guido Penzo

27 punti : I MAIALI DELLA MIA VITA di Oriella Ferrini

26 p. e mezzo : L' ODE DEL MAIALE di Marino Tarizzo

26 p. e mezzo : LA RICETTA PASQUALE di Francesco Dotti

25 punti : IL MAIALE RIABILITATO di Ludovica Mazzuccato

24 punti e mezzo : UN MAIALE BIELORUSSO di Gianfranco Colombo

24 punti : IL MAIALE di Luciano Bruni

24 punti : DEL MAIALE LA SPERANZA di Antonio Fatigati

23 punti e mezzo : PROCESSO AL PORCO

23 punti : I GRANDI ARTISTI di Luciano Bruni

De Marchi squalificato cin i suoi tre racconti perchè fuori tema


 



 

Andrea Albertazzi, Bologna

Processo al porco

- Signor giudice, signori della giuria..vi prego di guardare bene l’imputato. Questo è un porco! Ecco cos’è! A me, fa schifo! A voi, no? Ma lo sentite che puzza in un modo vomitevole?! Quello sguardo da suino, poi!…si può avere uno sguardo più ottuso?
- Lo vedete o no che pelle ha?! Io dico ma si è mai visto un animale con una pelle così brutta! ? Gli uccelli hanno magnifici piumaggi…tutti gli uccelli, a parte certi uccellacci predatori del deserto..ma quelli nessuno se li mangia! Gli equini hanno nobili manti; le pecore morbida e preziosa lana; i conigli pure…i serpenti..non è magnifica la pelle di serpente?…Se ne ricavano costosissime borse da donna! I ratti…ecco..quelli fanno schifo in toto..ma sono i mammiferi più repellenti dell’universo! Anche i pesci del mare sono spesso variopinti e insomma..non hanno quella orribile pelle rosa e corrosa!
- E poi la voce…quel grugnito brutale! Non il muggìo possente del toro; non il nitrito stentoreo del cavallo; non il chicchiricchì reale del gallo; non il latrato amichevole del cane; non il miagolio suadente del gatto…..ma il grugnito schifoso di quel.. porco!
- Signore e signori della giuria, per tutti questi motivi, più che validi, vi chiedo di bandire per sempre dalle vostre tavole l’imputato che si trova davanti a voi!
La giuria esce per qualche minuto per emettere il verdetto. Rientra la giuria e il giudice, l’interpella:
- Signori giurati avete raggiunto un verdetto? Volete bandire il porco qui presente dalle vostre tavole?
- Signor giudice, abbiamo ascoltato con attenzione l’appassionata arringa della Difesa che ha tentato in tutti i modi di salvare l’imputato e abbiamo deciso unanimemente che la Difesa si mangi pure …l’aringa!….Noi vogliamo: Salcicce! Prosciutti! Cotechini! Zamponi! Ciccioli! Culatelli! Costoline! Braciole! Salami! Ecc..ecc..ec..Signor Giudice..questo animale ci fa dimenticare la crisi economica!!
Il giudice emette la sentenza, battendo il martello sul tavolo:
- Il verdetto della giuria è sovrano! Ordino quindi che l’imputato sia portato immediatamente sul luogo dell’esecuzione e macellato. Il processo è chiuso e …buon appetito a tutti!



Walter Basso, Camposampiero PD

Tema: “Il Maiale Contro La Crisi Economica”

Svolgimento

Parlo del maiale. Il maiale esso il quale onde per cui è un suino mentre la pecora è un ovino e quindi l’uovo è un pecorino e se il fagiano è un gallinaceo allora il gallo è un fagianaceo. E questa signora maestra è scienza. Il maiale detto anche porco, porcello, ecc. è una bestia importante e ora è di gran moda visto che è amico intimo del ministro Calderoni che lo porta sempre a fare pipì di qua e di là per segnare il territorio ai padani che sennò baruffano di brutto con gli extracomunitari che volliono fregarci il territorio con le loro mosche. Io spero che vinca il maiale di Calderoli piuttosto che i ditteri extracomunitari che beccano.
In Italia il maialle è però importante anche perché è portatore sano di cose buone dal mondo, tipo salami con o senza aglio, braciole, carrè, salsicce, lardo e ossi per fare la minestra di fagioli e via via discorrendo fino ad arrivare al pelo con il quale si fanno i pennelli per impitturire le case.
Ma come farà il bestio peloso a influire sulla crisi? Io dico che sarano proprio i maiali a salvarci dalla crisi perché mio papà quando guarda le sedute a Montecitorio dice sempre: “Questi magnano e grufolano. Sono veri e propri porselli!”. Poi bestemmia un poco. Io però spero tanto che la crisi la risolvano i polli, le trotte e i le mucche perché pensare di mangiare un ministro arrosto mi preoccupa. Anche perché se a casa mia ci tocca Fassino moriamo tuti di fame. La mamma del maialle si chiama scrofa o porca e mio papà dice che di porche l’Italia è piena e che fanno più soldi loro che la Zecca (altra bestia pericolosa perché ciuccia il sangue più delle banche) e che anche il Parlamento ne è pieno. Allora tra porche e maiali l’Italia si salverà dalla crisi e potremmo dire che l’Italia è una repubblica fondata su un porcile! Ho finito. Buongiorno signora maestra.



Marietto Piva
alunno frequentante la terza Elementare di Stramuson di Sopra PD

Fulvio Capostagno Rovigo

La riscossa del maiale

Mai s’è sentito bestia tant’amata
che fosse in tale grado bistrattata.
Vien l’acquolina a nominar salsicce,
braciole, costignole e culatello,
qui viene il bello: coppe, prosciutti,
profumi di salumi e mortadella,
risùscitan le languide mollezze,
sùscitano da sempre un plebiscito
di plebi e d’oligarchici piaceri.
Però, non nominare, né al povero
né al ricco, quel generoso artefice!
(ma no, non è il norcino, ma l’umile
da sempre innominabile bestiola
regale, ch’è regalo di natura.
Strano destino: tutti ti cercano,
ma menzionarti con la bocca stretta
è d’obbligo a massaie decorose,
né al gentiluomo è lecito nomarti
se non con studiatissimo distacco.
Diceva Guido con intento alto:
“Io voglio del ver la mia donna laudare
ed asemblarli la rosa e lo giglio”
Eppure non mangiava rose e gigli,
quel bolognese a tavola chissà
se masticava diafane parole
gentili accenti, nobili saluti.
Forse, imperioso, al lento scalco disse:
“Maiale, porco, porcello o suino
portami tosto, ch’anch’io ho da desinar”;
e andava bene, al povero famiglio,
se all’elenco di lemmi grufolanti
si risparmiava la nomenclatura
d’una genealogia materna oscura.
Iniquo trattamento all’animale:
cercato e prelibato su ogni tavola,
vituperato, poi… per qual motivo?
Ma un documento inedito, trascritto
esattamente, ha riportato il merito
(filologo impudente!) all’animale
provvido, che a quarti in nobiltade
ne conta quattro interi, lo si sa;
sembra infatti che quanto s’è trascritto
da una grafia confusa e scolorita
fosse apocrifo verso ingannatore,
il vero senso infine s’è svelato:
“Io voglio del vèrr a mia donna laudare
ed asemblarli la rosa e lo giglio”
Come dire, al verro, a lui voglio cantare
e voglio dirlo a te, monna mia amata,
m’è caro a guisa di rosa e di giglio
ricordalo in cucina, ed anche quando
-sìan essi minuti, giorni, mesi, anni-
avrò dismesso del poeta i panni.



Gianfranco Colombo, Mandello del Lario

Un maiale bielorusso

Far la spesa al supermercato era diventata una via crucis per Carolina Acquistapace vedova, suo malgrado, del ragionier Carletto Dondi. Quel giorno, per fortuna, veniva reclamizzata, con manifesti rosei ed ammiccanti, la settimana del maiale. Carolina Acquistapace si gettò sul bancone maialesco e scelse dei piedini strepitosi. Costavano poco e soprattutto non piacevano al suo ragioniere; mangiarli sarebbe stata una vendetta meravigliosa. Lui sarebbe vissuto a rosbeef; lui voleva la carne tenera e sanguinolenta; lui non poteva mangiare un suo simile. Carolina mise i piedini nel carrello accompagnandoli da un sibilo che altro non era se non un “Beccati questi”, rivolto espressamente al ragionier Carletto Dondi, che all’età di settantadue anni aveva avuto la bella idea di innamorarsi di una quarantenne bielorussa e voler a tutti i costi separarsi. E fin qui passi. Ma non avevano ancora finito le pratiche che il porco schiattò, vittima di un infarto, in un hotel di Minsk. Il risultato per la Carolina Acquistapace fu l’approdo alla moltitudine dei pensionati in apnea economica. Finito lo slalom tra i prodotti, che non poteva comprare, si fermò di fronte agli scaffali delle piante. Ne vide una in particolare che attirò la sua attenzione. Costava troppo, ma il sacrificio valeva. La mise nel carrello. Giunse alla cassa, pagò e si avviò alla fermata del pullman. Arrivò il “suo” e scese al cimitero. Si avviò con la sporta verso la tomba del “bielorusso” e con gusto vi depose la pianta bitorzoluta e spinosa. Se ne andò sollevata. Con quella spesa di troppo avrebbe dovuto mangiar piedini per tutta settimana ma una bella soddisfazione se l’era tolta. Non meritava altro quel maiale del cactus.



Francesco Dotti

La Ricetta Pasquale, fu Guido, di Piero & Angela

Maiale (senza offesa per nessuno) superstite in fuga, in salsa di pànico
Questa Spett. ed economica ricetta, ereditata da una lontana prozia di Rontagnoppolo di Sotto, in provincia di Perquanda (PQ ), e ritrovata per caso tra i vecchi ricordi di famiglia, si presta proprio per festeggiare parcamente, visti i tempi, la nostra amata ricorrenza pasquale.
Io l’ho proposta, ed è stata molto gradita. O quasi. Ve la trascrivo così, com e l’ho trovata, dopo aver decifrato con fatica la grafia della vecchia parente, a lungo afflitta da un fastidioso, quanto ignoto, m orbo di Ugo.
Prendete, senza farvi scoprire dal padrone, un bel maiale (scusate il termine) zoppo dagli 80 ai 245 kili, purché sia alto almeno due metri, capelli lisci, sguardo fiero ché va bene lo stesso, e con un colpo netto taglietegli la testa, i polmoni, le anche e gli zoccoli e appoggiatelo sul vostro tavolo da lavoro dell’ikea. A parte, riempite una casseruola con acqua di rubinetto, assicurandovi che sia del serbatoio di eternit che avete in soffitta. Togliete dall’acqua le rane, le cozze e le amebe, aggiungetevi due cucchiaini di puro olio di colza, possibilmente adulterato, e due pom odorini blu di Sèveso (di quelli alla diossina, ché sono più saporiti). Nel frattempo, col vostro robot da cucina a percussione avrete amalgamato fra loro 25 metri di salciccia di Rontagnoppolo di Sotto (il paesedella prozia), due ascelle di lombrico, 6 kili di vongole al bitume, 4 bulloni da 13, tre etti di mentine cingolate e la foto di profilo di un tartufo d’Alba al tramonto.
Unite l’intruglio all’acqua e all’olio (o viceversa) e fate bollire forte senza paura veruna. Quando, da molto lontano, vedrete i bulloni leggermente bronzati, rovesciate bruscamente nel tegame della zia (senza offesa per la zia) un flacone di pino rupestre formato case popolari e portate tutto a cottura a fiamma bassa s.v. (senza vento).
Quando la salm ..., o maiale che dir si voglia (qui la grafìa della prozia si fa incerta) avrà assunto un bel colore cianotico o sarà giunto a suppurazione, toglietelo dalla casseruola e deponetelo in una bar... in un loculcio è...no, in una pirofila piroclastica e guarnitelo con della crema di pànico alla vaniglia, sigillando tutto colla còlla per pavimenti a pronta presa.
Portatelo tosto in tavola senza timore, perché ormai dovrebbe essere m orto da un pezzo, e quando la fragranza dei profumi avrà inondato la casa, la strada e il quartiere, non avrete più né una blatta, né una m osca, né vicini, né una casa. Forse, neppure una strada... né un quartiere.
Buon appetito!
P.S.
Ah! Dimenticavo...il sale, lo avete aggiunto il sale? Aggiungetelo, sennò sa di poco! Poi non date la colpa a m e...

(Francesco Dotti - scèff de rang à la page du rôle)



Antonio Fatigati

Del maiale, la speranza

A me che sono il maiale
Della crisi non me ne cale.
Di me non si butta via niente
In ogni luogo dir si sente.
E quando vien il momento
Amici, sapeste lo spavento!
Ogni giorno, brutto o bello,
Temo che spunti il coltello.
Eppur da generazioni io ben so
Che non per pietade è il cibo che da voi ho.
Per questo spero nel mio cuor
Che voi tutti dai vegetariani siate presi d’amor.


 

Oriella Ferrini, Firenze

I maiali della mia vita

Da piccina andavo a badare i maiali del mio nonno. Mi toccava l’estate, li portavo nella selva sul Pratomagno a mangiare ghiande e tutto quello che c’era. Puzzavano e mangiavano tutto, con un bastoncino gli urlavo e poi la bastonata li dirigeva meglio.
Animali ignoranti, ma si correva e alla fine, in quella noia mortale di quelle estati erano qualcosa.
I maiali stavano in un recinto sotto casa dei nonni e gli si buttava ogni pezzo di cibo avanzato, noi ragazzi anche la merenda, così per vederli grufolare, poi anche le candele, lo spago e i nostri sputi.
Ma tutto finì con le mie mestruazioni. Mi misero a sedere ferma al fresco, all’ombra, e non potevo andare più con i maiali. Nessuno mi aveva detto nulla ma fra me e i maiali dei nonni era tutto finito da quella estate.
Da adolescente lessi tutto Wodehouse, dove l’Imperatrice di Blandings veniva sorvegliata notte e giorno per la gara di bellezza fra maiali. Nulla di più diverso da come li conoscevo io, ma la letteratura nobilita il mondo.
I miei uccidevano i maiali li insaccavano e li salavano in casa. Li ho visti appesi, squartati, pepati, steccati ma la meraviglia erano i fegatelli nello strutto, barattoloni di nuvole bianche da dove, messi a bagnomaria vicino al camino, uscivano pezzi di fegato, alloro e rete, buonissimi. Un anno, tutto durava un anno, con un maiale all’anno. Non si buttava davvero nulla, solo la vescica veniva data al cane in premio per la guardia.
Finita l’arcadia, cioè morti i nonni, per tanti anni i maiali li ho solo mangiati, poi quasi all’improvviso il merchandising: pupazzi, peluches, similpelle e il film Babe il Maialino Coraggioso, ossia il maiale sull’altare. Si piangeva per il maialino. Mamma si adotta un maialino?
Da lì bambine sospettose per la bistecchina ma il maiale è geniale, si possono nutrire generazioni in silenzio, chi mai riconosce la cruenta origine di trasparenti fettine di prosciutto o l’esangue prosciuttino cotto? Il salame viene poi trasformato dai bambini in traforate copertine, si leva il grasso e ci si gioca.
Così, come per tutti, la vita scorre accanto ai maiali, ma l’ ultimo maiale è stato mio marito da cui ormai sono prossima al divorzio.




Marco Fusi

Maiale Docet

Il maiale è un cinghiale che si è fatto la ceretta
Il maiale gode di pessima stampa, per questo s’è comprato le televisioni
Il maiale mangia come un porco, si rotola nel fango, e con lui mangiano in parecchi, ma è un maiale o un politico?
Il maiale ha ...” influenza”... su tutto il mondo
Il maiale è tutto rosa ma non ha mai fatto outing
Il maiale è stato indagato per associazione a delinquere solo perché c’è chi per rubare usa il piede di porco
Il maiale è molto pigro, ma solo perchè nessuno lo desidera magro
Il maiale ha una coda così ridicola che lui la spaccia per cordone ombelicale
Il maiale mangia di tutto, noi elettori ci beviamo di tutto, sicuri che noi discendiamo dalle scimmie?
Il maiale si fa i fanghi ma non le lampade perché non è mica scemo
Il maiale ha due buchi nel naso per la ricarica della batteria
Il maiale è un animale ingenuo, se avesse dei buoni servizi segreti col cavolo si farebbe così facilmente ingrassare
Il maiale è un animale molto buono, anzi è un santo, ecco perché ne vogliamo avere tutti un pezzetto a casa, conservato come una reliquia


 

Da Luciano con amore!!
>
> P.S. per il maiale....

 

I grandi artisti
in casa rallevano il maiale
ma noi che siamo di buona forchetta
lo preferiamo in porchetta

Nel mondo c’è l’epidemia suina
ma a rigomagno non c’e’ niente che inquina
quì il maiale lo puoi gustare
a nessuno ha mai fatto male



Siro Mantovani

Ode al maiale

Oh maiale, animale buono,
che a noi ti sai far dono
sacrificando alle fauci umane
trippe, frattaglie e poltiglie strane.
Te ne sei andato di buon mattino
e ti ho rivisto cotechino.
Lo dice anche l’adagio beffardo
- rinnovato ad ogni stagione -:
“Tanto dà il maiale lardo
e a noi lascia lo zampone”.
Hai insegnato alla povera gente
che di te non si butta via niente;
ogni padella, ha fatto incetta
di salsiccia e di pancetta
Ti nobilita la puntina
l’eleganza della costina;
decori il desco nudo
con la nobiltà del “crudo”
e l’ambiguo suo fratello,
l’effeminato culatello.
Nessuna pietà, né sentimento
pél patriottico alimento;
e mentre il norcino impavido taglia
grugnisci al paiolo: “Viva l’Italia!”
L’Italia di Cavour, Mazzini e Garibaldi
che amavan la “mortazza” nei panini caldi.
Dall’Alpi alle Piramidi una parola sola:
“Abbasso l’insalata, evviva la braciola!”
Il tuo esempio conferma l’opinione
di chi crede nella reincarnazione.
Placido grugno, giacevi nel letame
ignaro di un futuro da salame;
e non si ritenga, questa, offesa
se si considera il filetto oppur la fesa.
Verrà quel dì che sul tuo monumento
nobili parole forgiate col ferro
rimembreranno te, suino nutrimento
e giustizia sarà fatta: a onor del Verro.
Sia onore al maiale, nell’ultima strofa,
si asciughi la lagrima di mamma scrofa.
Oh mite animal, a te va l’affetto
di chi ti stima, affettato, un tanto all’etto.


 

Ludovica Mazzuccato

Il maiale riabilitato

Ma come, non ero un maiale?
Con il naso storto e alzato
come quando la puzza sale
dalla tavola mi hai diseredato.
Ora come un banchiere rovinato
ai fornelli ti arrovelli.
Di me nulla si butta ma la faccenda si fa brutta.
Della vostra civiltà
sono la metafora e cerchi un po’ di felicità
nella mia anfora di setole e lardo.
Vado bene da buon testardo
anche con il pane sciocco
e la lingua applaude con uno schiocco.
Piede forcuto sempre piaciuto,
ma si sa che si dice il peccato ma non il peccatore.
E se la Circe nel suo magico bollore
avesse fatto una tragico errore?
E mentre affetti lo zampone
non ne fai più una questione sul gettarmi perle
ora che volano lacrime e sberle.
Sono un dono della Provvidenza,
senza di me è bieca astinenza.
Anche senza l’Artusi di me puoi farne mille usi.
Forse perché di porco l’anagramma è corpo,
ma nulla c’è di sporco se non le tue dita
mentre come un orco addenti la ben condita costoletta.
Di Sant’Antonio porta la medaglietta:
pure a me fece la grazia
di riprendere onore nella tua pancia sazia.



Guido Penzo

Tutti maiali, esclusi i presenti

Tutto si può dire della crisi, ma non che c’è lo zampone del maiale.
Il maiale è trasgressivo per natura. Farebbe sesso con tutte le maiale che incontra.
Il maiale è così avanti che non segue il bon ton, lo precede.
Del maiale non si butta via niente. Quando un maiale torna a casa e si accorge che gli hanno buttato via qualcosa, diventa un animale.
Il maiale è buono di natura, quando incontra un ladro che gli chiede una mano, gli da sempre un piede di porco.
Al maiale non piacciono i musulmani, per ripicca.
Al maiale quando gli dicono che è un poco culatello, lui si offende.
A teatro, il maiale è un’ottima spalla.
Il maiale a tavola non usa le posate.
Il maiale mangia tutto ma odia le patate perché, dicono, sono la “morte sua”.
Se il maiale ha la pancetta è perché lui punta sull’intelligenza e non sul fisico.
Tutti fanno le cose difficili. Le cose facili le fanno solo cani e porci.
Una che frequenta più maiali contemporaneamente è una porchetta.
“Mamma guarda, c’è un maiale che vola” (citazione da “Porci con le ali”.)
Quando è stanco, il maiale ama riposare tra due guanciali.
Una collana di perle è il sogno di tutte le maiale, ma nessuno gliele getta.
Il maiale non segue l’etichetta, per questo tutti i suoi maglioni di lana sono infeltriti.
Il maiale vive in un porcile solo perché non ha la donna di servizio.



RIGOMAGNO DAL 1292