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E BRUSCHETTA SIA!
...Ma quella originale

focolareLa storia della bruschetta toscana si perde ormai nella notte dei tempi. Sarebbe impossibile, per chi si cimentasse nell’impresa, risalire al tempo esatto in cui qualcuno pensò di intingere un tozzo di pane in quel nettare meraviglioso che è l’olio. Tuttavia possiamo essere sicuri di una cosa: se oggi la bruschetta è la regina degli happy-hour, il punto di forza di un brunch alla toscana o l’immancabile entrata in un lunch turistico per americani, la sua vera origine è da ricercare nella più profonda tradizione contadina, quella fatta di sudore, fatica e spesso povertà. E allora eccola qui la bruschetta: un fetta di pane toscano, leggermente abbrustolito, insaporito strusciando uno spicchio d’aglio sulla superficie ruvida della mollica e in ultimo, bagnata con un filo d’olio da cospargere con il dito fino al limite della crosta croccante della fetta di pane. Una ricetta semplice che in questi balordi tempi moderni è stata straziata da discutibili modifiche: la bruschetta si presenta coperta di verdure grigliate o di pomodoro a dadini, funghi trifolati o creme di tartufo... un affronto alla tradizione che mette in difficoltà anche il più audace dei golosi e comunica indiscutibilmente l’ignoranza sull’argomento. Se infatti, ci si attenesse alla ricetta originale, si capirebbe che il pane abbrustolito non è un capriccio di gusto ma una procedura necessaria per ravvivare in qualche modo del pane un po’ raffermo, tanto più che una volta usava nei frantoi tenere sempre un fuocherello acceso... strusciare l’aglio sulla superficie dava un aroma aggiuntivo a quella fetta di pane che in Toscana, si sa, è sciocco, ossia senza sale.
Insomma, dopo una giornata di duro lavoro, arrampicato sui tronchi contorti degli ulivi, arrivato infine al frantoio, la prima soddisfazione di un contadino quale poteva essere se non una fetta di pane condita con il suo olio nuovo?
Marta Mazich