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Della serie: «Storie dal frantoio» (ma saranno poi vere?)

LA SIGNORA CONCA...

ziroC’era una volta, tanto tempo fa, una conca di terracotta. La conca, anzi la Signora Conca, era nata a Petroio da mamma Creta e da babbo Concaio e da tempo immemorabile abitava a Scrofiano in un frantoio. Il suo compito era sempre stato quello di contenere l’olio appena spremuto in attesa che il proprietario venisse a ritirarlo.
Quanto olio aveva contenuto quella Conca!!! Quanta gente aveva visto passare nel frantoio a portare olive e a riprendere l’olio!!! Quante storie aveva sentito raccontare nelle fredde notti d’inverno passate nel frantoio!!!
Per tanti anni aveva fatto il suo lavoro egregiamente e nessuno mai si era lamentato di Lei, ma un bel giorno, anzi, un brutto, bruttissimo giorno il proprietario del frantoio morì. Per eredità il frantoio passò ai figli che, nonostante la buona volontà, dopo qualche anno decisero di chiuderlo perché non erano capaci di fare quel mestiere così difficile. Fu venduto tutto. La Conca l’acquistatò uno straniero per farne un vaso da fiori per la sua casa colonica appena ristrutturata.
La Signora Conca fu riempita di terriccio e con grande cura fu adornata di piante e fiori di ogni tipo. Naturalmente Lei non ci stava, il suo passato le imponeva un contegno e durante la notte fece di tutto per ribaltarsi e scrollarsi di dosso tutta quella terra. Lei era una Conca per Olio Extravergine di Oliva!!! All’indomani il padrone di casa alla vista del misfatto non seppe cosa pensare, ma si rimise con pazienza a ricomporre il suo “vaso da fiori”. La notte seguente la Signora si svuotò di nuovo e all’indomani lo straniero la riempì ancora. La cosa si ripetè per alcuni giorni, fino a che l’uomo decise di disfarsene e di rivendere la Conca al mercato dell’usato.
Il caso volle che un nipote del vecchio frantoiano vedesse quella Conca e la riconoscesse, era proprio Lei! Quante volte da bambino era stato col nonno nel frantoio appoggiato alla “Conca dell’olio novo” per aprire e chiudere il coperchio di legno. Era proprio Lei con quella scritta incisa a mano: “Premiata ditta Eustachio Benocci Petroio”. Era proprio Lei con quella scalfittura sul bordo di quando gli cadde il coperchio di mano. Un solo pensiero: “La compro”. La Signora fu imballata con la massima cura sotto gli occhi attenti dell’acquirente che se la portò a casa ed iniziò a ripulirla e lucidarla.
Ora la Signora Conca è lì tutta bella, ripulita, in mezzo a quel giardino-uliveto di Rigomagno a far bella mostra di sé e, credetemi, non vede l’ora che qualcuno venga a trovarla. Le piace molto vantarsi dei suoi trascorsi, raccontare di quel mestiere antico e faticoso, parlare di un prodotto così speciale, raccontare le tante storie che ha sentito al frantoio... e vi posso assicurare che le storie che vi racconterà sono tutte vere.
Catullo Graziani