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Sergio Manni
È pittore e grafico, disegnatore satirico e caricaturista, professore di Disegno ed Educazione Artistica, esperto in Comunicazione e Linguaggio del Segno.
Ha tenuto corsi di Disegno satirico e caricatura in varie scuole superiori, Conferenze e corsi in istituzioni universitarie, dall’Università per stranieri di Siena alla State University di New York.
Ha collaborato con i principali quotidiani e periodici nazionali: La Repubblica, Il Messaggero, Paese Sera, la Nazione, Mercati finanziari, L’Espresso, La Gazzetta dello Sport, Guerin Sportivo ed alcune testate estere Passuer Aktuelle Zeitung, Horizon.
Da molti anni è la graffiante matita di Paolo Panerai, editore di Milano Finanza, dove stempera il grigiore e la freddezza del mondo finanziario con un’ironia spassosa ed elegante. La sua ironia ed il tratto, caricaturale ma allo stesso tempo elegante, caratterizzano il format editoriale della testata in maniera esclusiva sino a costituirne ormai uno degli elementi essenziali. Da più di dieci anni collabora anche con l’Ente Vini di Siena per la Settimana dei vini e con il periodico Il Carroccio.
Sergio Manni ha spaziato in ogni campo, manifestando attraverso i suoi disegni l’ecletticità dell’artista e la sua profonda conoscenza in vari ambiti della vita politica, culturale, sociale e sportiva della società attuale. Forte, ad esempio, è la sua attrazione per il mondo dello sport a cui ha dedicato oltre ottomila tavole.
È stato premiato in prestigiose Rassegne nazionali ed internazionali: Forte dei Marmi, Pistoia, Ancona, Siena, Bordighiera, Lucca, Managua.
Ha tenute numerose mostre personali in Italia e all’estero. In occasione di quella tenuta nel 2000 a Rothenbung per il debutto di Philipp Koch, uno dei suoi allievi internazionali, anche la stampa tedesca gli ha attribuito importanti attestati.
È il commentatore ufficiale della Rassegna Internazionale Cinematografica “Bulgaria Film”.
Collaboratore Rai3 per il programma Jeans è spesso anche ospite di importanti trasmissioni Rai.
Ha realizzato il libro Muoversi semplicemente con intelligenza per l’Amministrazione Provinciale di Siena, il libro Stiaffi di Palio in collaborazione con il poeta Fabio Landini ed è creativo per Campagne Pubblicitarie in particolare presso il “Servizio Promozione e Pubblicità” del gruppo bancario “Monte dei Paschi di Siena”. |
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Sergio Manni
Quando la caricatura diventa arte
Di Sergio Micheli
Il mestiere o la professione o il dedicare tempo ad un’attività grafica sul genere della caricatura, presuppone, a prima vista, almeno due “qualità”: il saper disegnare e il senso dell’humour.
Si tratta di, come si dice, doni di natura riservati ad una ristretta cerchia di privilegiati.
Ma nell’esercizio di questa attività occorre un’altra predisposizione da parte dell’artista. Quella di mettere in atto, nelle sue esecuzioni, una certa dose di cattiveria.
Se la caricatura è quella rappresentazione in cui i tratti caratteristici del soggetto vengono esagerati e distorti per produrre un effetto comico e grottesco, in linea di principio, più l’artista è disponibile a rilevare e ad accentuare codesti difetti quindi ad ottenere il miglior risultato, più egli rivela crudeltà e piacere nel tormentare il soggetto in esame. In un certo senso una giusta dose di sadismo di cui dovrebbe disporre il disegnatore di caricature, gioverebbe alla sua professione. Del resto, come afferma Ernst H. Gombrich “il ritratto in caricatura tardò abbastanza ad apparire nella storia dell’arte proprio a causa della sua componente aggressiva invariabilmente presente nella distorsione di una fisionomia”. Il noto critico d’arte continua poi affermando che il gioco sofisticato di ritrarre una persona dandole un aspetto volutamente diverso dalla realtà, viene ammesso sul piano dell’arte solo se il piacere estetico che ci viene elargito è tale da ´compensare` l’aggressività del processo caricaturale.
Ho fatto questa premessa per poter avere gli strumenti per verificare l’arte di un campione della caricatura, noto ormai da tempo per i suoi interventi sulla stampa senese, nazionale ed estera. Si tratta di Sergio Manni.
La sua attività, più che trentennale, lo ha confermato da un pezzo, oltre che pittore e grafico, disegnatore satirico esperto in Comunicazione e Linguaggio del Segno: una materia su cui ha tenuto una serie di conferenze presso istituzioni prestigiose ed universitarie. I suoi disegni satirici sono apparsi via via su quotidiani e periodici fra cui La Repubblica, Paese Sera, Il Messaggero, La Nazione, ?espresso, La Gazzetta dello Sport, Milano Finanza, ecc. Ha anche partecipato a specifiche rassegne nazionali ed internazionali guadagnandosi importanti premi. Le mostre personali non si contano. È stato ospite anche di alcune trasmissioni della Rai (es. Jeans, Quelli del Calcio), di Rete 37, di Stream e di altre.
Insomma un curriculum di tutto rispetto.
Segno evidente che Sergio Manni con la sua matita colpisce l’obiettivo ogni volta che si cimenta nel presentare in caricatura i protagonisti di quei settori che gli piace prendere in considerazione. (Non a caso si è raffigurato come una specie di Lancillotto lanciato all’attacco nel brandire una lancia-matita...).
È lo sport, forse, l’ambiente che lo attrae di più: calcio, basket, ciclismo con i suoi campioni da ritrarre e dai quali estrarre l’aspetto più vulnerabile e più debole.
Ma anche il mondo dello spettacolo gli si offre congeniale nel cogliere, oltre ai dati fisionomici più caratterizzanti, la pregnanza interiore, il carattere, lo stile dell’attore: fortissime le caricature di Beppe Grillo, Mike Buongiorno, Gino Paoli, Roberto Benigni, Gad Lerner, Adriano Celentano e moltissimi altri.
L:a collaborazione alla stampa in tema di finanza lo indirizza poi verso quelle facce, a tutti note attraverso la TV, immediatamente riconoscibili per i loro segni fisionomici inconfondibili ma anche per il loro inserimento in un contorno che ne esalta l’aspetto ironico e comico. Allo stesso modo quando i suoi personaggi da caricature riguardano la sfera della politica: da Pertini a Berlusconi, da Romano Prodi, ad Antonio Di Pietro, da Andreotti ad Amato, da Bertinotti a D’Alema, a Fassino, a Cofferati, da Bush, a Blair e su su (o giù giù) a non finire.
Ma per riprendere quanto ho esposto in premessa potremmo domandarci in che modo Sergio Manni esercita quel tasso di crudeltà cui ho accennato nell’estrarre dai personaggi presi di mira i difetti fisionomici, ma anche le debolezze comportamentali e caratteriali?
Intanto sul fatto che il Nostro sia particolarmente dotato di qualità di illustratore grafico non vi sono dubbi. Il suo segno, nel rispondere esattamente ai criteri di sintesi nelle definizioni sul piano delle proporzioni anatomiche, si presenta come condensato di una esecuzione ritmica, armonica perfino architettonica e scenografica, considerata la concezione strutturale dell’insieme riguarda più soggetti e la scena richiede una proporzionata distribuzione dei volumi.
Un altro aspetto che rende ancora più apprezzabili i disegni di Manni riguarda una sorta di cinetismo che si risolve nella capacità del coltivare, si può dire costantemente, l’intenzione di imprimere alle sue figure un andamento attivo che si risolve in un continuum spazio-temporale tale da dare, in qualche modo, ad esse, l’idea del movimento: diversamente, per esempio, dalle seppur efficaci marionette legnose di Giannelli.
In quanto alla dose di crudeltà e di cattiveria che dovrebbe rivelare e mettere in atto il caricaturista, in questo caso ci troviamo veramente di fronte ad un mistero.
Perché Sergio Manni è una di quelle persone amabili tale da ispirare benignità, serenità, indulgenza e soprattutto umanità.
Del resto la sua massima e il suo credo appaiono espressi a chiare note nella frase preferita che si recita: “Chi non ama non vive. Chi disegna ha un mezzo in più per esprimere l’amore”.
Allora o è sbagliata la regola e i teorici hanno torto o il Nostro ci nasconde qualcosa.
Al lettore il compito di scoprirlo. |
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SERGIO MANNI È IL DISEGNATORE UFFICIALE DEL "COLLE DEGLI ULIVI" DI RIGOMAGNO
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